Si è conclusa la XVI edizione del Salone del Risparmio, evento simbolo dell’industria del risparmio gestito in Italia, che si è tenuto dal 5 al 7 maggio all’Allianz MiCo di Milano. L’evento, organizzato da Assogestioni, aveva come titolo “Risparmio in movimento. Attivare la liquidità, accelerare la crescita”, un tema che sottolinea la rilevanza strategica di trasformare un eccesso strutturale di liquidità in capitale a supporto della crescita, per sostenere le famiglie, promuovere l’innovazione, accompagnare le imprese e rafforzare la competitività.
Queste tematiche sono state approfondite innanzitutto durante la Plenaria Assogestioni, che si è aperta con il discorso programmatico della Presidente dell’Associazione Maria Luisa Gota, che ha affermato: “Il risparmio rappresenta una risorsa preziosa che, se messa efficacemente al lavoro, può dare un contributo decisivo per affrontare le sfide di un contesto economico e sociale in grande trasformazione. Siamo quindi in una fase in cui la nostra industria è chiamata a esprimere pienamente la sua funzione sociale di ponte tra le esigenze di protezione delle famiglie e valorizzazione del patrimonio e i fabbisogni del tessuto produttivo”.
La sessione plenaria è proseguita con l’intervento istituzionale del Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, che ha sottolineato: “Il risparmio è una virtù privata. Ciò che lo trasforma in un valore pubblico è l'investimento. È tramite l'investimento, infatti, che il risparmio da risorsa privata diviene attore di sviluppo”. In merito al contesto economico il Ministro ha dichiarato: “La stabilità finanziaria è presupposto fondamentale della crescita e della sicurezza economica nazionale. Il fatto che il nostro Paese abbia conquistato fondamentali più solidi nel quadro macroeconomico ci ha permesso di guadagnare margine di azione per contenere l’impatto del mutato contesto globale. Se le condizioni lo richiederanno siamo pronti a intervenire per proteggere i redditi delle famiglie e la liquidità delle imprese. Mi auguro che su questo ci sia condivisione a livello europeo e il Governo sta lavorando a Bruxelles in questa direzione”.
Il confronto fra risparmio gestito e imprese
A seguire, il panel di approfondimento ha portato sul palco della Plenaria Assogestioni il confronto tra tessuto produttivo e risparmio gestito, in un contesto di cambiamenti geopolitici in cui l’Europa è chiamata a ripensare il proprio ruolo e rafforzare la propria coesione. Enrico Letta, Decano della School of Politics, Economics and Global Affairs presso l’IE University di Madrid, Presidente dell’Istituto Jacques Delors e autore del Rapporto sul futuro del mercato unico europeo, ha spiegato: “L’Unione Europea deve dotarsi degli strumenti necessari per affermare un proprio ruolo economico, industriale e geopolitico. La sua principale vulnerabilità resta la frammentazione nazionale in settori decisivi, a partire da quello finanziario. La costruzione di una vera Savings and Investments Union rappresenta quindi una priorità strategica per integrare risparmio, mercati dei capitali e sistema bancario in un unico ecosistema europeo”.
La voce delle imprese, con un’attenzione concreta ai fattori abilitanti per gli investimenti e la crescita, è stata portata da Emanuele Orsini, Presidente di Confindustria, che ha dichiarato: “In questi anni le aziende italiane hanno compiuto passi importanti nel rafforzamento patrimoniale, ma oggi è necessario accelerare, puntando su strumenti di finanza per la crescita che accompagnino innovazione, transizione e sviluppo dimensionale. Questo richiede un impegno condiviso: imprese più aperte, trasparenti e pronte al confronto con il mercato; una finanza capace di offrire capitale paziente e competenze; e un contesto regolatorio e fiscale più semplice, stabile e orientato a incentivare gli investimenti nell’economia reale. Solo così possiamo valorizzare il grande risparmio degli italiani, non imponendo vincoli ma creando le condizioni perché venga messo al lavoro in modo efficiente, a sostegno della competitività del Paese e della sua autonomia strategica.”
“In un mondo privo di punti fermi, la logica della sicurezza si è imposta su quella della convenienza. Il confronto tra risparmio gestito e imprese non è più solo finanziario. È geopolitico. L’economia è diventata arma di potenza. Per l’Europa è l’ora della verità. Risparmio gestito e imprese devono proteggere le catene strategiche e trasformare la de-globalizzazione in vantaggio competitivo”, ha osservato Giampiero Massolo, Ambasciatore e Direttore dell’Osservatorio sul Rischio Geopolitico dell’Università Luiss Guido Carli, già Presidente di ISPI.
La Presidente Gota, dal canto suo, ha dichiarato: “L’immobilismo del risparmio rallenta lo sviluppo del nostro mercato dei capitali, fattore che rende più problematico il finanziamento delle imprese. La nostra Borsa pesa solo per lo 0,8% della capitalizzazione mondiale, nonostante il Pil italiano rappresenti il 2% di quello globale. Dobbiamo incentivare l’accesso delle imprese al mercato dei capitali, anche attraverso best practice su engagement e corporate governance, affinché le aziende trovino nel mercato un interlocutore con cui condividere obiettivi e strategia. La funzione del settore del risparmio gestito, in stretta sinergia con le reti distributive, è quella di traghettare bisogni, quali previdenza, protezione, progettualità, trasformandoli in opportunità concrete, con professionalità, metodo, diversificazione e orizzonte di lungo periodo, nella piena consapevolezza della fondamentale funzione sociale di sostegno a famiglie e imprese”.
Il futuro del secondo pilastro
Il tema della previdenza complementare è stato anche oggetto di un’altra sessione dedicata, organizzata da Assogestioni, che ha posto al centro l’evoluzione del sistema di previdenza complementare italiano, alla luce delle rilevanti novità incluse dal Governo nella Legge di Bilancio 2026, in cui è stato evidenziato come le misure previste siano destinate a incidere in modo significativo su diversi ambiti: dalle modalità di adesione ai Fondi, alla gestione degli investimenti, fino ai meccanismi di flessibilità in fase di uscita, delineando un quadro di riforma volto a migliorare efficienza e accessibilità del sistema.
A introdurre la conferenza Fabio Galli, Direttore Generale di Assogestioni: “La previdenza complementare rappresenta uno dei pilastri fondamentali per la solidità del sistema economico. Nessun mercato dei capitali può essere davvero profondo e attrattivo se non è sostenuto da investitori istituzionali stabili, orientati al lungo periodo e radicati nel tessuto economico del Paese. In questo senso, la previdenza non è soltanto una risposta individuale a un bisogno futuro, ma anche un elemento strutturale di equilibrio per l’intero sistema”.
Stefano Cappiello, Dirigente Generale della Direzione V, Regolamentazione e vigilanza del sistema finanziario del Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha poi affermato: “Il recente intervento in Legge di Bilancio valorizza la previdenza complementare, con il duplice e convergente obiettivo di promuovere sia maggiori rendimenti previdenziali per i singoli beneficiari sia il rafforzamento del sistema produttivo nel suo complesso, data la chiara correlazione che si riscontra nel panorama internazionale tra le dimensioni dei Fondi pensione e il finanziamento dell’economia reale per il tramite dei mercati dei capitali”.
“Le nuove norme muovono nella giusta direzione e possono dare un contributo importante allo sviluppo del settore della previdenza complementare. Le soluzioni vanno ad affiancare soprattutto i giovani, avvicinandoli ai Fondi pensione fin dall’ingresso nel mondo del lavoro e guidandoli in percorsi di investimento in grado di valorizzare il tempo come alleato nella costruzione del futuro. L’introduzione di nuove prestazioni amplia lo spazio di scelta dell’individuo al termine della vita lavorativa, rendendo la partecipazione più funzionale alle esigenze di ciascuno e dunque più attrattiva”, sono state le parole di Lucia Anselmi, Direttore Generale di Covip.
La successiva tavola rotonda ha posto l’attenzione su aspetti positivi del nuovo framework normativo, possibili aree di miglioramento e direttrici di sviluppo da seguire per rafforzare ulteriormente il ruolo del secondo pilastro nel sistema pensionistico. Il panel è stato moderato da Arianna Immacolato, Direttore Fisco e Previdenza di Assogestioni, che ha fatto notare: “Con la Legge di Bilancio 2026 sono finalmente entrate nel quadro normativo tre misure che Assogestioni proponeva da anni e che possono segnare un vero cambio di passo per la previdenza complementare in Italia: l’adesione automatica dei nuovi assunti, una soluzione di investimento di default più evoluta di tipo Life cycle, e una maggiore flessibilità nell’erogazione delle prestazioni pensionistiche. Sono interventi che rafforzano il sistema, ne aumentano l’attrattività e lo rendono più capace di rispondere alle esigenze di una società che cambia”.
A giugno appuntamento con il 7° Rapporto Assogestioni/Censis
Galli e Giorgio De Rita, Segretario Generale del Censis, hanno inoltre annunciato che il 23 giugno presso l’Ara Pacis a Roma si terrà l’evento di presentazione del 7° Rapporto Assogestioni/Censis, che si pone l’obiettivo di restituire un racconto forte e impressivo del rapporto tra italiani e previdenza complementare. La data scelta si colloca in prossimità dell’implementazione, prevista per il 1° luglio 2026, delle prime nuove misure, con l’obiettivo di mantenere alta l’attenzione in vista della data di partenza. Infatti, Galli ha spiegato: “La riforma introdotta con l’ultima Legge di Bilancio rappresenta un passo importante, atteso da tempo, e va nella direzione di rendere il sistema più moderno ed efficace. Tuttavia, le riforme producono risultati solo se vengono comprese e adottate: per questo è fondamentale affiancare agli interventi normativi un forte lavoro di educazione e accompagnamento culturale”.
De Rita, invece, ha inquadrato il tema dal punto di vista della conoscenza, delle aspettative e della propensione degli italiani a investire nel proprio futuro. Il Segretario Generale del Censis ha quindi spiegato gli ambiti approfonditi dall’indagine e anticipato alcune evidenze chiave che rappresenteranno la base dell’evento di giugno. Secondo il rapporto, a trent’anni dalla riforma Dini la conoscenza della previdenza complementare è ancora insufficientemente diffusa: solo il 15,4% degli italiani tra i 18 e i 64 anni dichiara di conoscerla bene, il 59% a grandi linee, mentre il 25,6% non la conosce. Dall’incrocio per genere emerge un gender gap significativo: solo il 10,7% delle donne dichiara di conoscere bene le diverse forme della previdenza complementare contro il 20% degli uomini. Le donne, già penalizzate nel mercato del lavoro da carriere più discontinue e retribuzioni più basse, rischiano dunque di trovarsi ulteriormente svantaggiate nella fase del pensionamento.
A cura di Assogestioni
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