Previdenza complementare e investimenti - Zurich/SWG
Dall'indagine emerge un Paese consapevole dell'importanza della pianificazione finanziaria, ma ancora poco preparato a tradurla in scelte concrete: il 38,9% degli italiani, infatti, dichiara di non essersi mai informato sulla previdenza complementare
02/07/2026
Redazione MondoInstitutional
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In occasione dell'entrata in vigore della riforma del TFR, una nuova indagine di Zurich e SWG fotografa un Paese consapevole dell'importanza della pianificazione finanziaria, ma ancora poco preparato a tradurla in scelte concrete.
Zurich ricorda infatti che, a partire dal 1° luglio, i lavoratori neoassunti del settore privato avranno 60 giorni dall'assunzione per decidere se mantenere il TFR in azienda (o, nei casi previsti, presso il Fondo di Tesoreria INPS) oppure destinarlo a una forma di previdenza complementare. In assenza di una scelta, scatterà il meccanismo del silenzio/assenso, con il conferimento automatico del TFR maturando al Fondo pensione di riferimento. Eppure, ad oggi circa 4 italiani su 10 dichiarano di non essersi ancora informati sulla previdenza complementare e circa un terzo dei lavoratori dipendenti ignora la possibilità di spostare il proprio TFR dall'azienda a un Fondo pensione. Questi i dati che emergono dalla ricerca condotta da SWG per Zurich su un campione rappresentativo di oltre 2.000 italiani tra i 18 e i 64 anni evidenziando sensibilità e comportamenti differenti a seconda delle generazioni.

TFR e previdenza complementare: la riforma e il nodo della consapevolezza
Secondo la ricerca di Zurich e SWG, tra i lavoratori dipendenti, oggi il 45,5% mantiene il TFR in azienda e tre su dieci (30,2%) lo hanno destinato a un Fondo pensione, mentre nel 13,3% dei casi confluisce nel Fondo di Tesoreria INPS. “Il Trattamento di Fine Rapporto resta percepito anzitutto come una garanzia: il 90,6% lo considera un "tesoretto" da utilizzare al momento del bisogno. Da questa visione discende la prudenza che porta il 64,3% a sentirsi più sicuro lasciandolo in azienda, un atteggiamento che si fa più diffuso con l’aumentare dell'età, fino al 69,9% tra i Baby Boomer. Sul fronte opposto, i giovani sono più propensi a spostare il TFR in un Fondo pensione con l’obiettivo di farlo fruttare (il 59,5% della Gen Z, contro una media del 47%), a conferma di un approccio più orientato al rendimento”, si legge in una nota.
A questi comportamenti si accompagna tuttavia una conoscenza ancora disomogenea, soprattutto tra le generazioni più giovani. Se quasi nove lavoratori su dieci (89,6%) sono consapevoli che una parte del TFR può essere richiesta in anticipo (per l'acquisto della casa, spese sanitarie ingenti o altre necessità rilevanti) solo uno su due (50,8%) ne conosce i dettagli, con un livello di consapevolezza che si riduce tra i più giovani. La possibilità stessa di trasferire il TFR dall'azienda a un Fondo pensione resta infatti sconosciuta al 42% della Gen Z, tra cui il 12,5% dichiara addirittura di non sapere con precisione cosa sia il TFR.
"I dati raccontano un Paese consapevole del valore della pianificazione finanziaria, ma che fatica a tradurla in scelte concrete, con esigenze molto diverse a seconda dell'età. La riforma del TFR avvicina questo tema alla vita quotidiana di milioni di lavoratori, a partire dai più giovani, e rende ancora più importante colmare la distanza tra consapevolezza e decisione. In uno scenario caratterizzato da profondi cambiamenti demografici e da una crescente longevità, sviluppare una maggiore cultura della pianificazione significa aiutare le persone a costruire con consapevolezza il proprio benessere di lungo periodo. È una sfida che coinvolge l'intero sistema e alla quale anche il settore assicurativo può contribuire attraverso consulenza, educazione e soluzioni adeguate ai diversi bisogni delle persone", ha commentato Renato Antonini, Amministratore Delegato di Zurich Investments Life.

Risparmio e investimenti: comportamenti differenti tra le generazioni
La ricerca indica inoltre che a oggi un italiano su quattro (25,6%) ha sottoscritto prodotti di investimento per far fruttare i propri risparmi, con una diffusione maggiore tra le generazioni mature: Baby Boomer (32,4%) e Gen X (29,7%): “Resta tuttavia diffusa una forte inclinazione alla liquidità, declinata in forme diverse a seconda dell'età: il 21% dei Baby Boomer conserva una parte dei risparmi in contanti, il 22% della Gen Z mantiene il denaro sul conto corrente e il 16% dei Millennial ricorre soprattutto a funzioni di "salvadanaio" virtuale. A muoversi in direzione opposta è la propensione al rischio, che cresce al diminuire dell'età: l'orientamento verso investimenti a rischio medio/alto riguarda il 23,3% della Gen Z e il 23,5% dei Millennial, contro il 16,9% della Gen X e l'11,5% dei Baby Boomer”.
A una maggiore apertura al rischio da parte dei giovani non corrisponde, tuttavia, una preparazione adeguata. Quasi sette italiani su dieci (69,8%) dichiarano una conoscenza limitata o nulla degli strumenti di risparmio e investimento, con il valore più elevato proprio tra la generazione più giovane (78,1%). Un divario che, per Zurich, evidenzia la necessità di affiancare alla crescente apertura dei giovani verso gli strumenti finanziari un adeguato accompagnamento informativo.
“Le difficoltà percepite assumono connotazioni diverse a seconda dell'età. Per le generazioni più mature, l'ostacolo principale alla pianificazione è la mancanza di risorse economiche (Baby Boomer 41,5%, Gen X 36,6%, contro il 25,3% della Gen Z). Per i più giovani il tema presenta invece una componente emotiva più accentuata: la pianificazione finanziaria è vissuta come fonte di stress dal 31,3% della Gen Z, a fronte di una media del 22,9%. A pesare in modo trasversale è inoltre l'assenza di una cultura della pianificazione e di una visione di lungo periodo, segnalata dal 33,7% degli italiani”, sottolinea ancora la Compagnia.

Il bisogno di fonti di informazioni accessibili e il ruolo di banche e assicurazioni
La ricerca evidenzia anche una fatica ad orientarsi trasversale a tutte le generazioni: “Emerge infatti un forte bisogno di fonti affidabili e accessibili, capaci di semplificare temi percepiti come complessi: la difficoltà a trovare contenuti adeguati al proprio livello di conoscenza è avvertita dal 73% della Gen Z, dal 69% dei Millennial, dal 63% della Gen X e dal 56% dei Baby Boomer. Le modalità di informazione risultano sempre più eterogenee: per i più giovani cresce il ricorso a nuovi canali (il 13% della Gen Z e il 12% dei Millennial seguono profili social di esperti e influencer, e gli assistenti basati su intelligenza artificiale sono già un riferimento per il 17,4% della Gen Z) mentre una quota significativa della popolazione (20%) continua a non informarsi affatto”.
Il canale privilegiato resta comunque la figura del consulente bancario, finanziario o assicurativo, prima fonte di informazione per un italiano su quattro (28,4%) e in particolare per le generazioni mature (45% dei Baby Boomer, 32% della Gen X). Oltre due italiani su tre (76,8%) riconoscono a banche e assicurazioni un ruolo rilevante nel divulgare i temi del risparmio e dell'investimento e nel supportare le famiglie nella loro comprensione, con percentuali pressoché omogenee tra tutte le generazioni.

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